zerodx: lo spreco di tempo

Apr 19

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Apr 05

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Mar 20

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Mar 13

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Mar 11

Ho un figlio

No non è vero che ho un figlio. Ma immaginavo di averlo, e immaginavo che a un certo punto sarebbe cresciuto, o avrebbe pensato di averlo fatto, e si sarebbe ritrovato adolescente a pensare che io sono un vecchio e che io la sua età non l’ho mai avuta.
Lo immaginavo lì a piangere sulla sua vita, ma non sul fatto che la vita non la capirà mai. Piangeva perché gli altri non capiscono la sua, ma lui quella degli altri la capisce così bene. Lo immaginavo a piangere perché si sente solo, perché non si sente capito, perché non trova l’amore o perché l’amore lo ha trovato.
Lo immaginavo a leggere sul futuro facebook frasi di altri adolescenti che la pensano come lui, screenshot di conversazioni di quel nulla, che è tutto, che fanno con whatsapp, frasi filtrate dai film, dai fumetti e dalle serie tv. Sogni a forma di sogni altrui. Frasi sulla tristezza e sulla solitudine, ma scritte sopra un iphone.
Non ho un figlio, ma se l’avrò, avrò paura.

(Ho pensato questa cosa dopo aver trovato una pagina terrificante su facebook, ed aver visto questa foto.) La realtà è che io da piccolo non ho mai potuto avere quelle macchinine a batteria della pegperego, e ora quando vedo i ragazzini con l’iphone rodo.

Feb 25

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Dic 30

Buoni propositi per il 2014

Dunque.
(Pausa)
Ssssssì. Allora.
Arrivare al duemilaquin..
- Non vale!
Ah ok, dunque.
Buoni propositi.
(Ripausa)
- Allora?
Eh prendo tempo, abbi pazienza, so assai io che buoni propositi fissare, tanto poi non li rispetto.
- Perché sei stronzo
Ma come stronzo, che c’entra, stronzo sarai te che vuoi che un povero cristo si ponga dei buoni propositi. Dimmi i tuoi di buoni propositi allora!
- Dimagrire, prendere 28 a filosofia domestica, essere felice e comprare la ps4. Difficile?
Diciamo di si, io non riesco a pormi obiettivi che non scadano entro le sette e un quarto.
- Provaci, dì qualcosa di banale e alla portata di tutti
Cos’è alla portata di tutti? La felicità ti sembra alla portata di tutti?
- No ma è banale, su lo sai come funzionano ste cose, non stare qui a menarmela ogni volta, quanto sei antipatico
Ok, per l’anno prossimo voglio un barattolo di nutella da 12 kg
- Ma ti sembra un proposito questo?
E allora vedi che sei tu che rompi il cazzo?
- Ma una cosa è la nutella, un’altra è la felicità!
Ma se a me la nutella dà felicità, che ci posso fare!?
- Ok, senti, fai come ti pare, ti lascio qui. Mi son rotto i coglioni di farti da coscienza, non ne posso più, aspetto la fine di gennaio e poi mi licenzio, che palle, ho visto un signore che investe le vecchiette in viale Italia, lui si che avrebbe bisogno di una coscienza. Di sicuro mi prende.
Calma su. Allora, ecco qua. Per l’anno prossimo io.. Farò.. Troverò.. No senti non ci riesco, non ho fantasia, mi dispiace.
- Ok. L’anno prossimo farai senza di me.
E vattene! Mi spieghi di che cosa me ne faccio di una coscienza che vuole dimagrire!?
- È questo che pensi di me?
Ma poi scusa, vai all’università?
- È questo che pensi di me!
Si!
- Davvero?
Certo!
(Pausa)
No, dai, non piangere. E dai smetti, che mi bagni tutti i capelli, accidenti.
- Vergogna. Riesci pure a ferire i miei sentimenti, a me che ti sono stata sempre accanto.
Scusa.. Non volevo.. Ma a volte proprio non ti capisco.
- Non scusarti. Succederà ancora e ancora. È sempre così.
Mi lascio prendere la mano.
- Hai intenzione di continuare con questi conflitti interiori? Ho una certa età.
Ok dai, tirati su, facciamo finta di niente.
- Il quieto vivere mi fa schifo
Sei incontentabile. Ok, ci sono!
- Cosa?
Il mio proposito per il 2014.
- E sarebbe?
Fare pace con la mia coscienza.
- Fottiti
(Pausa)
- Ok, ci sta.
Bene!
- E la pace nel mondo?
E la pace nel mondo.
- Buon anno!
Buon anno.

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Dic 21

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Dic 16

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Dic 11

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Dic 02

Londra, Due mesi

Non ho più scritto niente. E sapete perché? Perché non avevo niente da scrivere. Ma vi dico che tutto questo Natale a Londra mi sta mettendo addosso una tristezza che non credo di aver mai provato, così lenta e avvolgente. E sì che io sono uno molto tendente alla tristezza, la vedo una cosa molto stimolante, la tristezza. Ma la tristezza delle insegne natalizie a Londra, della gente accalcata fuori da Harrods, della gente che va a Winter Wonderland a Hyde Park a mangiare dei panini da 9 pound, la tristezza dietro le facce felici nelle piste di ghiaccio piene di gente, quella tristezza lì mi sta mangiando dentro. No, seriamente, quanta tristezza riesce a trasmettermi una pista di pattinaggio su ghiaccio finto? Ma non chiedetemi perché, in quel caso l’unica risposta plausibile è che son definitivamente incompatibile col mondo, o con voi che me lo chiedete.
Tristezza, quella degli addobbi che a Natale sai che sono lì già da più di un mese, della gente che si diverte perché é ufficialmente il momento di divertirsi. La meraviglia apparente di una città illuminata che rivela un lato oscuro che nessuna lampadina può schiarire.
Ma in fondo è un concetto non molto diverso dai sabati sera che ero abituato a vedere dalle mie parti.
Londra è una città che potenzialmente può portare alla pazzia una persona come me, credo. Invece se siete persone che riescono senza rimorsi a mimetizzarsi tra la folla placida e lenta in un budello di cemento che vi porta alla metro, senza sentirvi parte dell’ingranaggio mortale e al tempo stesso fuori completamente da quel meccanismo, allora Londra è la città che fa per voi, e potete solo sperare di viverci il più a lungo possibile. E c’è chi lo trova eccitante, fare parte del meccanismo. Chi lo trova più gratificante del fare una vita identica in Italia. Ma dio vi salvi, che non ve ne rendiate mai conto.
E qualcuno salvi me da un Natale a Londra. C’è chi invece lo sogna, il Natale a Londra. Non so, a me spaventa. Mi mancano i presepi.
Aveva ragione, e l’avrà, chi suggeriva che Londra è una città che va bene per il turismo, per la toccata e fuga, giusto il tempo di annusare il sogno e continuare a sognarlo in aereo. Per me, forse, ho solo un sogno in meno alla mia lista.

Nov 26

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Nov 17

Mindfuck biologico

Questa cosa la devo scrivere che poi me la scordo. In questi giorni mi sono girato a più riprese l’immenso Natural History Museum di Londra, e non l’ho ancora visto tutto. Ero finito in una sezione che parla della biologia umana, e lì uno schermo con dei seggiolini rossi fa vedere ai visitatori che passano di lì, un filmato probabilmente anni 90 su come un bambino cresce nella pancia della madre. Cellule che si moltiplicano, si impastano, si mescolano tutte l’una sull’altra, formano ossa, dita, occhi e tutto il resto dal nulla. Ma una cosa mi ha devastato la mente.
La voce narrante all’improvviso ha detto “a x settimane, il cuore si è formato”, e si vedeva la radiografia del cuore che batteva. Ho avuto un flash. Ora, a me mi va bene tutto, però da persona che è sempre stata affascinata dalla biologia, ma che non l’ha mai studiata, dico: il cuore, chi lo fa iniziare a battere? Quando? Perchè? Che è una cosa abbastanza importante del corpo, il cuore, che per forza di cose quando non è ancora costruito non può battere. Chi lo fa iniziare a battere? È nato prima il cuore o il sangue? O il cervello? Perchè è chiaro che ha bisogno del cervello per funzionare, ma il cervello ha bisogno del cuore. E se vengono creati contemporaneamente, chi lo va a pigiare il bottone per accendere tutto? Come fa un ammasso informe, o quasi, di cellule, ad avere un cuore che appena finito inizia a battere da solo? Non ne vengo a capo. Che cavolo è la vita? Nel senso più biologico del termine, mica parlo di robe filosofiche! Aiuto!

Nov 16

Considerazioni su Londra dopo quasi due mesi, anzi un mese e mezzo

Come fosse un tarlo strano, si fa sempre più spazio nella mia testa l’idea che, e qui la sparo, Londra non mi piace. Londra è una bella città, non mi si fraintenda. È bellissima. Ma è una città da vedere e poi tornarsene a casa. È una città da cartolina, una città da weekend, o da un mese fitto nel turismo. È una città dove tornare di tanto in tanto, una volta l’anno magari, vedersela, godersela, studiarsela, o una città dove venire a fare tutte le esperienze che vi pare. Londra è una città per capitoli di vita, è una meta di passaggio. Ma non è una città dove vivere. O almeno non è la città dove io penso di poter o voler vivere. E magari cambierò idea, chissà. O magari vale per tutte le città.
Londra, o ci nasci o non sarà mai tua. Specie se più passano i giorni e più ti rendi conto che ogni poro della tua pelle trasuda italianità. Te ne rendi conto, per esempio, entrando in una libreria e provando a leggere “The Divine Comedy”, e rendendoti conto che l’italiano all’inglese gli fa un culo pazzesco. Quanto è complesso, quanto calore dà, quante cose può esprimere, che se la mette al culo la semplicità dell’inglese con le sue canzoni fatte di frasi a tre sillabe. E quanto son fortunato, quanto siete fortunati voi che siete italiani, ad essere nati in Italia. A sapere l’italiano. La lingua più bella del mondo, e non ci sono cazzi. Imparate l’italiano per carità, non vivete nel congiuntivo sbagliato che fate tristezza al mondo.
Tu che vivi a Londra e sei felice, puoi sforzarti quanto vuoi di indossare i cappottini inglesi, di provarti tutti i cappellini british che trovi nei negozi (e me ne comprerò uno anche io, sia chiaro), puoi anche provare più che puoi a parlare l’inglese nel modo più perfetto, pronunciando le parole come se fossi un madrelingua anche se sei con italiani, che devi fargli sentire quanto tu si che sei un inglese, che sai dire Struiit invece di loro che dicono Strit e sono delle merde.
Puoi far finta di essere inglese quanto vuoi, puoi stare a Londra quanto vuoi, puoi fare il primo lavoro che trovi tanto da poter dire di stare a Londra, perchè dire di aver vissuto a Londra va di moda, anche se dici che sono stronzate, intanto ti eleva dalla massa e rende giustizia all’alternativo che è in te. Ma non basterà. Ogni specchio ti tradirà, ogni passante vedrà i tuoi lineamenti poco inglesi sotto quel cappello e la tua maschera sarà sempre pronta a cadere. Ogni cosa sarà lì per ricordarti che sei italiano e che inglese non lo sei mai stato e non lo sarai mai. Da qualche parte in qualche cassetto avrai ancora la tua carta di identità italiana, ogni sera penserai ai parenti in Italia e saprai che d’estate tornerai in qualche spiaggia italiana, perchè tu d’estate lo vuoi fare il bagno, gli vai in culo alle spiagge fredde della Bretagna. Sarai italiano per sempre, e più ti allontani più l’Italia ti sarà vicina. Più dimentichi lo schifo che ha distrutto l’Italia, più vorrai tornare. Per poi andartene di nuovo magari, perchè in Italia non ci si può più stare.
Ma chissà se poi lo troverò mai un posto o una città che io possa sentire come una casa. A meno che non mi renda conto prima o poi di averla sempre avuta.