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Scrivo perchè tempo fa avrei scritto. Dico tempo fa perchè tempo fa avrei cercato di svuotarmi tramite tastiera e le persone cambiano e pure io son cambiato, mica una volta sola, l’ho fatto tante volte e non è che sia sempre andata bene, e qui ci vorrebbe una frase alla Ligabue, solo che non ascolto Ligabue da tempo immemore e non me ne viene neanche una, meno male. Anche in questo, per esempio son cambiato. E ogni cambiamento non ha mai evitato di portarsi dietro una o due crisi di identità, se non di più. Per esempio cambiano gusti, cambiano interessi, altri si evolvono, altri sono tutti nuovi. La faccio breve: quando uno pensa di essersi trovato, capisce che non ha trovato un bel niente. E non sarebbe un problema così grave, se non fosse che i giorni scorrono e il tempo passa.
Il Nintendo S-SMP era il chip audio dello SNES.
Progettato da Ken Kutaragi di nascosto da Sony, che ancora non ne voleva sapere di avere a che fare coi videogiochi.
“Se l’oscurita ci rende paurosi facendoci scorgere dovunque forme terrificanti, lo stesso effetto provoca un’analoga mancanza di chiarezza nell’ambito dei pensieri: ogni incertezza produce insicurezza. Perciò la sera, quando un certo rilassamento ha ricoperto di una soggettiva oscurità il discernimento e il senso critico, quando l’intelletto, stanco e spossato, non riesce ad arrivare in fondo alle cose, gli oggetti della nostra meditazione, se riguardano le nostre condizioni personali, assumono un aspetto minaccioso ed è facile che diventino incubi. Ciò accade per lo più di notte, a letto, quando la coscienza è completamente rilassata e quindi la facoltà del giudizio non è più in grado di svolgere il suo compito, mentre la fantasia è ancora sveglia. La notte attribuisce a tutte le persone e a tutte le cose la sua tinta nera. Quindi i nostri pensieri, prima che ci addormentiamo o se ci svegliamo di notte, sono per lo più deformazioni o stravolgimenti delle cose, al pari dei sogni, e, quando riguardano faccende personali, di solito sono neri come la pece e spaventosi. Al mattino poi, tutte queste immagini terrificanti, come accade ai sogni, svaniscono.”
(Schopenhauer)
Quindi la notte non porta consiglio ma porta casino.
digg:
St. Peter’s Square in 2005 and 2013. What a difference 8 years makes.
I spy a RAZR. This is amazing.
(via phonkmeister)
Io non so scrivere poesie
ma meglio così,
perché chi scrive poesie
non se le gode,
non se le scopre,
se le ritrova lì
e si chiede come ha fatto.
Non so perché, so che ho finito di pormi il problema. Non mi interessa. E giuro che mi dispiace, credimi, il problema è che inizio a pensare che non sia io ad essere in difetto. E mi dispiace un sacco, ti dico la verità, ma non mi interessa, ne ripudio il motivo, ne ignoro il significato e ne rinnego l’interesse. Credo tu abbia dei problemi, te lo dico con sincerità. A me cosa la tua mente banale concepisca non interessa. E’ inutile che tu lo scriva su Facebook. Sei irritante, dai fastidio, sei come un sassolino della scarpa, non sei niente di grave ma sapessi quanta noia dai. Se hai bisogno di appuntarti la vita, comprati un diario, scrivici con la penna, poi magari tra qualche mese rileggi cosa hai scritto e lì decidi se ne valeva la pena o no, ma non lo dire a tutti, tienitele per te, della tua vita non frega niente a nessuno. Ma mica per cattiveria, è così, è normale che sia così, per la gente è già difficile vivere la propria vita, figurati se vuol sapere la tua. Insomma non sei diverso da quelli che si fotografano il piatto, io l’ho fatto una volta sola e mi sono sentito triste, senza nemmeno caricare la foto, mi bastò scattarla, te l’assicuro, è da persone vuote. Allora facciamo così, io ti cancello dagli amici. Tanto, diciamo la verità, amici non siamo, non ci siamo mai parlati. Però se poi ti accorgi che ti ho cancellato, magari non ti offendere. Dici che ti posso solo bloccare dalla home senza cancellarti, è vero, però sai è solo un modo ipocrita di evitarti, è come parlarti male alle spalle, io ci tengo alla coerenza, preferisco essere trasparente, dai, non mi dirai che non lo apprezzi. Pensa che non ce l’ho con te, ce l’ho solo con le tue frasi banali, che non mi interessano, ma non è colpa mia, nemmeno tua, perché lo so che non sei cattivo. No ma guarda io son sereno, non sono arrabbiato, che ci posso fare, è che mi stai sul cazzo tanto. Ma tanto tanto.
La mia mente pensa questo, integralmente, ogni volta che legge su Facebook quelle frasi sulla propria vita scritte come se fossero cose importanti. Tipo questo post.
Star Wars: Episode V - The Empire Strikes Back
Vi giuro che stento a crederci.
(Fonte: tomhiddleing, via phonkmeister)
Sai cos’è? Non ne son tanto sicuro, non so se ho capito bene, ma credo sia quando tu sei da solo e pensi che il mondo non esista.
Immagino che tu stia lì, immobile, quando invece tu sei là che vivi.
Giovane designer inventa il logo di Microsoft e viene assunto -
(via Eurogamer)
Leggetevi il suo studio sul suo sito: http://www.minimallyminimal.com/2012/7/3/the-next-microsoft.html
Erano anni che dovevo fare un lavoro, di quelli lunghi e pallosi, e non lo facevo mai perché non lo so, sarà che non ne avevo voglia. Dovevo sistemare tutti i miei vecchi hard disk, gli innumerevoli backup fatti negli anni, quando avevo windows che ogni qualche mese andava formattato, ordinarli, pulirli, buttare via il buttabile e iniziare così una nuova vita fatta di dischi ordinati e ammucchiati in un cassetto. Finalmente l’ho fatto. Ci ho messo dei giorni. E ci scrivo due righe, tanto perché questa cosa m’ha fatto riflettere un po’. Mettere a posto dei vecchi hard disk, buttando all’aria la memoria che negli anni si è accumulata, non è diverso dal mettere a posto una libreria. Ti fa capire quanto si cambi, quanto si cresca, quanto il tempo passi, quanto la vita di una persona non fa che ammucchiare cose su cose. Quanto tre anni possano sembrare dieci e quanto quegli anni siano stati vissuti, sembra strano a dirsi così, del tipo “oh stupido se hai 23 anni sarà perchè in questi 23 anni sei stato al mondo, non mi pare una cosa difficile, coglione, e vattene fuori”, ma rendersi conto di essere stati al mondo, credetemi, è una bella sensazione. Si ritrovano cose che si erano perse per strada, di tutto, si ricostruiscono piano piano interi pezzi di esistenza, si analizzano un attimo, si spolvera la memoria, e poi si infila di nuovo in una cartella, per tornarseli a dimenticare un’altra volta. E il processo di pulizia dei ricordi, della mente, di una libreria, è straniante e stressante. Ho ripulito cose che mi ha fatto bene ritrovare, ho buttato via roba che mi vergogno di aver trovato e ho trovato cose inutili che non sono riuscito a buttare. Ma tanto non mi servirà mai, pensavo, si ma anche una foto vecchissima scolorita non mi servirà mai eppure non oserei buttarla, come non butto via nemmeno le scatole delle cose che compro, che si sa che ognuno ha le sue manie, c’è chi ammazza le suocere e chi conserva le scatole, mi dissero, si ma tu sei coglione, lo so ma che ci posso fare son fatto così, sei fatto male, eh, pensavo, rispondendomi, io quando penso lo faccio a dialogo, certe volte mi mando anche a fanculo, e fai bene, grazie. Un ricordo buttato è un ricordo perso, pensavo. Lo guardo adesso, mi fa sorridere, lo rimetto qua e chissà se lo ritroverò mai, ma se lo ritroverò mi farà sorridere e probabilmente è proprio l’unica utilità che hanno i ricordi, far sorridere. Un ricordo che dà fastidio non è un ricordo che vale la pena tenere. Si però ci son quei ricordi strani che uno se ogni tanto se li ricorda, tanto male non gli fa mica. Così mi sono trovato a selezionare attentamente il passato migliore da ricordare. Come si fa di solito.
Caruso Pascoski (Francesco Nuti, 1988)
Guardarsi indietro
capita
specie quando si guida,
non si sa mai chi può trovarsi dietro di noi
specie nelle manovre a marcia indietro e sarà il caso di non ammazzare nessuno
o di non far danni alla vettura.
Guardarsi indietro
è importante,
se devi fermarti
e scendere,
fare due passi
e ripartire.
Ma se non si guarda avanti
mentre si va avanti
si batte nel muro e poi se ti va bene vai all’ospedale,
se ti va male muori
e sei finito.
Chi guarda avanti
non dico che si salva,
che magari c’è quello che va troppo veloce e muore lo stesso,
però di sicuro si trova meglio.
Espressività felina. 19.09.2011
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